L’uso dell’intelligenza artificiale nell’ambito accademico è ormai una realtà consolidata, ma con una condizione imprescindibile: deve essere dichiarato. L’Università degli Studi di Torino ha ufficializzato una regolamentazione che permette l’impiego dell’AI come supporto alla scrittura e alla ricerca, estendendolo a docenti, personale amministrativo e studenti. Persino per la tesi di laurea, il culmine del percorso universitario, è consentito il supporto tecnologico.
«Proibirne l’uso non sarebbe consigliabile – si legge nei regolamenti interni – anche perché risulterebbe difficile verificarne il rispetto. Attualmente, non esistono strumenti affidabili, nemmeno basati su AI, in grado di identificare con certezza contenuti generati da intelligenza artificiale».
Largo dunque ai chatbot per la preparazione di lezioni e compiti. L’ateneo ha già distribuito 600 licenze per strumenti di AI generativa, esaurite in pochissimo tempo.
«Abbiamo stretto un accordo con OpenAI e Microsoft per l’utilizzo di ChatGPT e Copilot» spiega Guido Boella, professore di Informatica e vicerettore per l’Intelligenza Artificiale. «Al momento, questi strumenti sono in fase di sperimentazione e raccoglieremo i primi feedback il 10 aprile».
Un aspetto cruciale di questa iniziativa è la tutela della proprietà intellettuale: la registrazione di un contratto garantisce che le idee e i progetti sviluppati all’interno dell’università restino protetti, evitando il rischio di appropriazioni indebite da parte di soggetti esterni.